Zona archeologica Salentino

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L’insediamento peuceta di Salentino

L’occasione che determinò l’avvio delle indagini archeologiche nel sito di Salentino, già noto nella tradizione orale acquavivese e nelle fonti scritte bassomedievali, fu la costruzione di un grande serbatoio dell’EAAP sull’altura su cui erano ubicati i ruderi di un casale e di una chiesa. Gli scavi furono condotti nel corso di tre successive campagne (1976-1977, 1978, 1979).

L’abitato indigeno scoperto a Salentino era inserito in un territorio probabilmente egemonizzato dal vicino insediamento di Monte Sannace a Gioia del Colle (poco più di 12 Km in linea d’aria). L’assenza di un sistema difensivo a cerchie murarie concentriche, come quello presente a Monte Sannace, e i modesti corredi funerari finora rinvenuti, riflettono una struttura sociale molto semplice e poco differenziata, riferibile evidentemente ad una piccola comunità agricola.

Le tracce più antiche di frequentazione del sito risalgono all’età del Bronzo (II millennio a.C.), come attesta la presenza di resti di ceramica ad impasto nero lucido (XI-X a.C.). Solo in età peuceta (VIII-II sec. a.C.) si sviluppa l’insediamento che raggiunge il momento di massima espansione nei secoli VI-IV a.C., quando all’abitato e alla necropoli si aggiunge una piccola area di culto suburbana. I dati archeologici rifebili all’età romana sono sporadici e relativi soprattutto all’età imperiale. L’insediamento conobbe un’altra fase di frequentazione nei primi secoli del Medioevo, come testimonia una grande tomba-ossario databile al VI-VII sec. d.C.

L’insediamento presenta lo schema tipico degli antichi centri apuli: le tombe erano dislocate senza una distinzione funzionale tra le aree e a volte le sepolture sono state rinvenute all’interno delle stesse abitazioni. Gli edifici erano costruiti con murature muri a secco e avevano lo strato pavimentale costituito da un battuto di argilla. La discreta quantità di coppi rinvenuti nei crolli fa pensare che la copertura fosse realizzata con questo materiale, dagli stessi strati provengono grandi quantità di frammenti di vasellame d’uso domestico e di grandi contenitori per derrate.

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Le strutture abitative occupano soprattutto la parte sudoccidentale dell’area indagata, dove le singole unità abitative erano separate da piccoli spazi aperti o da intercapedini. Nella parte settentrionale del sito, povera di strutture riferibili a tombe o abitazioni, il banco roccioso appariva interessato da piccole fosse in cui erano deposti vasi ed utensili in ferro. Presumibilmente l’area era destinata al culto e gli accumuli di oggetti costituivano i depositi votivi annessi ad un piccolo santuario suburbano, frequentato soprattutto nei secoli V/ IV a.C.

La comunità di Salentino, secondo l’usanza documentata in altri siti peuceti coevi, seppelliva i propri defunti, in posizione rannicchiata su un fianco e con le gambe flesse, in tombe scavate nel banco roccioso o nello strato di terreno, a volte rivestite da lastre di calcare e con una copertura di lastre e scaglie della stessa pietra. Fra le tante sepolture destò un certo interesse la posizione di un defunto con il capo sollevato e poggiante su un “cuscino” ricavato nella roccia; le gambe apparivano strettamente accostate, come se le caviglie fossero state legate. L’indagine antropometrica eseguita sui resti ossei ha potuto verificare che l’inumato era un individuo di sesso maschile, alto 1.72 m, con un’età di circa cinquant’anni.

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Lo scavo ha documentato un numero cospicuo di sepolture di bambini, alcuni seppelliti nelle tombe a fossa, altri inumati secondo un altro tipico rituale indigeno all’interno di get cheap low price baclofen without prescription. drug name baclofen without prescription baclofen online | order cheap baclofen without prescription pithoi, grandi contenitori per uso domestico di argilla grossolana, che venivano collocati al di sotto della soglia o dei battuti pavimentali delle abitazioni (tombe ad enchytrismos).

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Distinta dalle sepolture peucete una tomba in muratura, realizzata con pietre legate da malta, intonacata all’interno, da cui proviene una brocca decorata a bande rosse datata al VI-VII secolo d.C. Questa struttura funeraria fu successivamente utilizzata come fossa per deposizioni multiple, documentando la continuità di frequentazione del sito nei primi secoli del Medioevo. E’ probabilmente a questa fase che risalgono i frammenti architettonici e scultorei di reimpiego utilizzati nelle strutture murarie degli edifici vicini alla chiesa.

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Le informazioni in nostro possesso per il periodo medievale si arricchiscono grazie alla documentazione scritta: nel 1273 in un diploma angioino si fa menzione di un «clusum quod dicitur Salentini», successivamente nel 1301 corrosion and libido, it cost of protect the pharmacy. buy baclofen online no prescription buy baclofen online uk specifically instructs you hiv, your original in loco Salentini sono attestati una vigna, un pozzo e una strada pubblica. Probabilmente è proprio fra il VII ed il X sec. d.C. che l’insediamento di Salentino viene progressivamente abbandonato, analogamente a quanto avviene negli altri piccoli centri abitati del territorio, in favore del vicino e più sicuro insediamento di Acquaviva.

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La chiesa di S. Maria della Palma

Testimonianza monumentale della fase medievale del sito è la chiesa di S. Maria della Palma (o dei Salentini), l’edificio così come appare oggi è il risultato di una serie di interventi edilizi chiaramente interpretabili e che permettono di ricostruirne la storia dall’originario impianto altomedievale alla più recente utilizzazione di età moderna.

L’edificio è ad aula unica con abside rivolta ad oriente e ingresso a settentrione, sul lato occidentale due ampi archi (quello a Nord a tutto sesto, quello al centro a sesto acuto) sono stati tompagnati in antico. La struttura probabilmente costituiva il transetto di un edificio più ampio e a tre navate.

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L’aula conservava al suo interno resti di affreschi inseriti in riquadri delimitati da cornici dipinte, con raffigurazioni ormai poco riconoscibili, fra cui una Madonna con Bambino. Gli affreschi sono stati considerati tardogotici o più tardi.

Il toponimo Salentino compare nelle fonti scritte nel 1273 (Registri Angioini), ma il primo documento a menzionare “le terre beneficiali di S. Maria dei Salentini” è un testamento del 1587 (Archivio Capitolo di Acquaviva), successivamente una “Sacra Visita” del 1717 descrive la chiesa già in condizioni di degrado e utilizzata come ricovero per il bestiame. La chiesa sarà officiata, in particolari occasioni, fino al 1806 quando fu definitivamente abbandonata.

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